Le papille raccontano

Acquadolce di Mezzana Bigli (PV) – avventura gastronomica nella bassa

Come mi ero ripromesso (proprio in questo post), ho iniziato le mie esperienze gourmettiane NON stellate.
Il primo tentativo, direi, è andato proprio bene.

In base a ricerche incrociate, sensazioni da buongustaio e grado di salivazione derivante dalla visione di foto del cibo, ho individuato come ristorante l’Acquadolce di Mezzana Bigli.

Vado di recensione.

Il locale è posizionato all’interno di una struttura non particolarmente elegante o caratteristica: un edificio posto sulle sponde del fiume Po. Nel periodo primaverile/estivo, di cui ho avuto un assaggio durante la mia visita, ritengo possa essere molto piacevole, considerato anche un piccolo spazio esterno dal quale è stata ricavata una specie di veranda aperta che affaccia sul fiume (da un lato; dall’altro sul parcheggio e sulla strada…).

All’interno, invece, la musica cambia: tolto il pavimento e gli infissi, che rimangono muti testimoni di un arredamento demodee pre-ristrutturazione, lo spazio è assolutamente piacevole. Molto luminoso, arioso e pulito. Elementi in legno, rame e metallo si incontrano creando un equilibrio. Tavoli e sedie, seppur essenziali, sono comodi e piacevoli.

Nel menu pochi piatti selezionati, sintomo dell’uso di materie prime di stagione e fresche. Molti i richiami al pesce di fiume (trota, fritto di fiume, anguilla).

Il servizio è un po’ altalenante, a seconda della persona che arriva al tavolo: si passa da personale (seppur non professionista) interessato, attento e prodigo di spiegazioni, a quello sbrigativo, distratto, non empatico, che dà risposte secche.

I grissini ed il pane sono di buona qualità: se non fatti in casa, certamente di fattura artigianale. Viene versato dell’olio EVO da accompagnare con gli stessi.

Come piatti, opto per un antipasto a base di polenta di farina gialla, anguilla e pomodorini in confit. Servita su lastra di pietra (che noia…) in 4 comodi bocconcini.
Strepitosa! la polenta è croccante fuori e morbida dentro. La dolcezza della farina e del pomodorino confit, si sposano perfettamente con l’acido e salato dell’aringa affumicata, perfetto grado di sapidità. Piatto spazzolato.

Come secondo ho preso un più classico filetto di tonno su crema di patate (leggasi purè), sempre con i pomodorini confit. Il tonno è un piatto difficile, non tanto per la preparazione, quanto per la qualità: se la materia prima non è buona o non è trattata bene, rimane una portata comune. Questo era non solo cotto alla perfezione (rosa dentro con crosticina fuori, senza bruciature), ma amche il sapore denotava un’ottima qualità del pesce. Peccato che più che “pomodorini” confit, era un solo pomodorino. Vabbè. Il purè molto buono, sembra proprio quello fatto in casa a mano dalla nonna. Peccato anche quello fosse un “assaggio”.

Di piatti salati, ho anche provato il risotto con castagne, funghi porcini e lardo: un abbinamento classico, seppur pesantuccio. Non era male, ma non mi ha convinto: nonostante la “forza” degli ingredienti, in bocca il gusto non era molto deciso. Preso dai miei commensali, ma non testato personalmente (niente, non mi hanno avanzato niente), un piatto, che è piaciuto, di tartare di carne e vitello tonnato.

Come dolce, su consiglio della casa, il tiramisù, con biscotti di riso al posto dei savoiardi. A parte questa variazione che, cosa personale, non mi convince (il savoiardo lo rende morbido e spumoso, i biscotti, invece, fanno effetto pappona, affaticano la masticazione di un dolce che dovrebbe rimanere soffice), il risultato è eccezionale. La crema, di produzione rigorosamente casalinga, era deliziosa, per nulla pesante né stucchevole. Ne avrei mangiati 3. O 4. O forse di più…
“Allegato” al tiramisù, un assaggio (richiesto) di gelato alla vaniglia, fatto sempre da loro: buono, ma niente di memorabile.

Ho accompagnato il tutto con un bicchiere di bollicine. Acqua e caffè al termine (ah, per il caffè, se lo si vuole con dei dolcetti, 1,5€ in più che, per quanto ho visto – 3 avanzini di torrone con e senza copertura di cioccolato – non merita l’esborso). Prezzo totale di 35/40€ (non ero solo al tavolo, abbiamo diviso, avendo preso più o meno gli stessi piatti).

Devo dire che, complessivamente, sono stato soddisfatto: esperienza piacevole, cibo buono e ben cucinato (anche se le porzioni erano proprio giuste), ad un prezzo abbordabile.

Certo, la perfezione è lontana: bisognerebbe migliorare un po’ il servizio e l’accoglienza in generale, e bilanciare meglio le quantità nei piatti (tra l’altro, ho visto tavoli vicini a cui portavano piatti non elencati nel menu, nè elencati fuori menù. Mah, mistero, non mi sono ricordato di chiedere il motivo), ma tutto sommato, ci siamo.

Voto complessivo: 7,5/10

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