Movies review sensoriali

Cobra Kai e l’influenza della Forza

Cobra Kai

Mi sono avvicinato alla visione di Cobra Kai senza particolare trasporto e senza essermi informato bene su questa serie TV, sapendo unicamente che era collegata alla saga cinematografica Karate Kid.

Quindi, dopo una breve preparazione che ho ritenuto necessaria, ossia aver rivisto a distanza di millenni il film Karate Kid (e per la prima volta in lingua originale), sono passato alla serie TV, e devo dire che sono rimasto positivamente stupito su più fronti.

Intanto, è stata una sorpresa scoprire che i due personaggi adulti principali – Johnny Lawrence ( William Zabka) e Daniel LaRusso (Ralph Macchio) – sono proprio i due ragazzi che anni fa si sono scontrati nella vita e sul dojo. Questo conferisce continuità e credibilità al racconto originario, suscitando anche la forte curiosità di scoprire come i due sono invecchiati, sia privatamente, per quanto possibile, sia nella finzione scenografica.

Tornando alla serie in generale, l’aspetto principale, a mio parere, è che non è facilmente inquadrabile in un genere come potrebbe sembrare ad un primo sguardo distratto. Sarebbe semplice dire “è una teen saga sul karate”. In parte non sarebbe sbagliato, ma non sarebbe neanche completamente corretto.

Riprendendo la storia del film, a mo di reboot, viene narrata la storia di ragazzi rivali nella vita, principalmente a causa di una ragazza, che si trovano poi implicati nel karate ed a scontrarsi anche nello sport.

Ma la trama, pur se non particolarmente articolata, si approfondisce e arricchisce con il collegamento ai due ex rivali degli anni ’80, che ritroveranno la strada del dojo come nuovi e in parte improvvisati sensei.

Mentre la storia dei giovani protagonisti, Miguel Diaz (Xolo Maridueña) e Robby Keene (Tanner Buchanan), è abbastanza lineare, quella dei nuovi sensei è su più livelli perché, oltre a dover affrontare il presente, non possono evitare di scontrarsi con il passato e con quello che la vita li ha portati a diventare e a possedere (un affermato e ricco venditore di auto Daniel LaRusso, con villa, moglie e figli da manuale del sogno americano, ed un uomo prossimo al fallimento Johnny Lawrence, appena licenziato dal precario lavoro, separato con un figlio con il quale non ha rapporti).

Tutti questi livelli si sommano e intrecciano, in un modo che ritengo armonico, aggiungendo un forte spessore, a volte cupo e profondo, ad un racconto che prima facie potrebbe essere confuso con un semplice teen drama.

Allo stesso tempo, la regia non è perfetta. Non so se sia un elemento voluto o meno, ma ci sono alcuni passaggi involontariamente trash, ed altri grezzi, che danno la sensazione di non essere stati rifiniti. Comunque niente che infastidisca nella visione ma, al contrario, restituisce un senso di divertimento e naturalezza.

Cobra Kai serpente

E la trama e sceneggiatura sono brillanti: proprio nel momento in cui la direzione presa dal racconto potrebbe portare ad un esito scontato, ecco che, invece, si conclude in modo inaspettato e scanzonato, facendo volontariamente uno sfotto allo spettatore, a voler dire: “so che ti aspettavi altro, ma ti ho fregato, oppure: “so che ti aspettavi altro, ma ti ho fregato. ANCORA”.

Un altro aspetto divertente, è il parallelo che si può fare con Star Wars. Già lo avevo notato riguardando il primo film, Karate Kid.

Il personaggio del maestro Miyagi mi ricordava maledettamente il maestro Yoda: entrambi minuti, volontariamente emarginati, saggi, di poche parole, con guizzi di simpatica pazzia, spettinati e con una grammatica dell’italiano (o dell’inglese, a seconda dell’audio di ascolto) abbastanza raffazzonata. Preso dall’ansia, sono andato per conferma a guardare i rispettivi anni di uscita: 1977 Star Wars e 1984 Karate Kid. Quindi dall’anno si ha certezza di chi abbia copiato chi.

E nella serie TV, i rimandi impliciti ed espliciti a Star Wars ed alla forza sono ancora più forti: i sensei visti come i maestri buoni e cattivi, Cobra Kai e Miyagy Do Karate come la rappresentazione del lato scuro e chiaro, la presenza del vecchio sensei di Lawrence, Kreese (Martin Kove) nei panni dell’imperatore malvagio, ecc.
Ho parlato di rimandi espliciti, perché in un episodio (mini spoiler alert) la figlia di Daniel LaRusso, Samantha “Sam” LaRusso (Mary Mouser), incalzata dal padre sul fatto che dovesse percepire quello che accadeva dietro di lei, gli risponde sarcastica: “e come dovrei farlo, con l’uso della Forza?!”.

Anche questo elemento, a livello conscio ed inconscio penso che contribuisca a mantenere alti l’interesse e l’attenzione per la serie.

Altra cosa piacevole poi, è che la serie si diverte a citarsi, con riferimento ai film, e a prendersi in giro, come a voler dire che loro stessi non si prendono troppo sul serio.

Al momento sono fuori e complete le prime due Stagioni, in attesa della 3a per la metà del 2021, entrambe allo stesso livello di piacevolezza.

Personalmente, mi ha molto divertito. Mi sento di consigliarne la visione a chi ha voglia di qualcosa di spensierato, senza pregiudizi, ma che comprende anche un certo livello di complessità e profondità, oltre a richiami, pure musicali, nerd degli anni ’80.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *