Le papille raccontano

Ho provato la pizza (delivery) di Simone Padoan (e vi racconto com’è andata)

e vi racconto come è andata

Per chi non lo sapesse, Simone Padoan è uno dei pizzaioli nazionali più in gamba, una specie di guru del lievitato, tenuto in alta considerazione non solo da golosi, ma anche dai colleghi, che nelle varie classifiche e campionati della pizza si posiziona sempre tra i primi (se non direttamente primo).
Attenzione maniacale alla materia prima, in particolare agli impasti, dietro alla cui apparente semplicità ci sono mesi ed anni di studi e perfezionamenti.

Non potendomi recare a Verona e non avendo in programma di andarci a breve, da impenitente peccatore di gola non potevo farmi sfuggire l’occasione di far venire la pizza dei tigli a casa mia.

Siano chiare due cose:

  1. la prova dell’esperienza de I Tigli a casa è carissima, soprattutto se si è da soli: la pizza margherita base (Margherita Croccante) costa 18€, a cui vanno aggiunti 15€ per la consegna (in corriere con furgone frigo, naturalmente);
  2. nessuno mi ha sponsorizzato, ahimè.

Sfoderata la carta di credito ormai leggerissima, faccio l’ordine, non dopo un precedente contatto telefonico per informarmi sui tempi di consegna. Una gentilissima ragazza mi prospetta 3 giorni, ma la mia pizza arriva esattamente il giorno successivo alla spedizione (troppa efficienza!).

Si percepisce che la scatola, contenuta all’interno di un altro pacco più grosso, è fredda e così tutto il suo contenuto: una base per la pizza avvolta in busta di plastica, due buste sotto vuoto e sigillate con i condimenti (burrata a pomodoro) ed un bicchierino di carta con olio al basilico.

Sistemo tutto in frigorifero perché ho intenzione di mangiarla nel fine settimana (ricevuta mercoledì, mi hanno garantito 5 giorni di scadenza dalla data di consegna).

Il giorno fatidico tiro fuori gli ingredienti e, felice di vedere che si sono ben conservati, seguo le istruzioni: base della pizza 4 minuti a forno ventilato (in realtà l’ho tolta a 3 minuti e 30 secondi perché si stava imbrunendo troppo ai lati), poi altri 3 minuti col pomodoro, dopodiché taglio e aggiunta di burrata e olio al basilico.

Com’era? semplicemente goduriosa.

E’ un tipo particolare di pizza, diversa sia dalla romana che dalla napoletana.
Si tratta di un lievitato spumoso e soffice. La base della pizza è molto alta, tipo pizza in teglia, ma almeno il doppio (per intenderci, senza per nulla voler fare un confronto con la qualità, ma solo per l’altezza, simile a quella di Spontini per chi la conosce).

L’impasto, come peso, è leggerissimo, quasi una nuvola, e le alveolature sono ampie e regolari.
Con la cottura il bordo, che non viene a contatto con la salsa di pomodoro, diventa croccante, ma di una croccantezza non dura, bensì friabile, delicata, quasi da grissino finissimo.
La parte centrale, invece, coperta dal sugo, mantiene una morbidezza maggiore, senza diventare molle: se si alza una fetta dal bordo, questa non si piega all’ingiù, pur non essendo rigida.
Al morso i denti affondano in questa soffice pasta spumosa, che riempie la bocca. I gusti e sapori sono bilanciati: la base si sente ma non si impone. La sua (leggera) sapidità si bilancia con la freschezza del pomodoro, per niente acido, e la dolcezza e grassezza della burrata.

Un focus sugli ingredienti: il pomodoro non è salsa, sono tipo pelati, ma belli consistenti, compatti, per nulla acquosi, dal sapore non troppo intenso. La burrata, invece, è un esplosione di gusto: sa di latte fresco, dolce, grassa e succulente.

Una volta assemblati sulla pizza, in ogni caso, non vanno a bagnare troppo la pasta, non la inzuppano, e la pizza rimane croccante sul bordo e umida al centro.

Unica nota anonima: l’olio al basilico che, da istruzioni, va cosparso sulla pizza. L’ho trovato quasi insapore, anche assaggiato in purezza. Sentore di basilico pressoché assente e olio comune. C’è da dire che questo potrebbe essere colpa dei diversi giorni passati in frigorifero.

Sulla digeribilità, il parere è molto personale. Pur essendo leggera, anche come peso, una pizza è stata sufficiente a riempirmi (di solito, in pizzeria, dopo una pizza ne voglio almeno un’altra metà) senza appesantirmi. Tuttavia, ammetto che nelle ore successive ho sentito la necessità di bere molta acqua e fare due passi, pur non avendo sperimentato la fastidiosa sensazione di avere un peso sullo stomaco.
In sintesi, direi digeribilità regolare.

Tirando le somme, anche economicamente parlando, ne è valsa la pena: i soldi che la quarantena COVID non mi ha fatto spendere nelle pizzerie, sono stati bene investiti.
Certo, il prezzo non la rende alla portata di un facile consumo, più che altro per le spese di spedizione. La pizza in sé è molto cara, ma giustificata dall’alta qualità delle materie prime (e del risultato in bocca).

L’ideale sarebbe avere un fidato gruppo di amici e ordinarne 3 o 4, anche per provare i diversi gusti, e fare serata goduria gourmet. Oppure, più semplicemente, trovare uno sponsor.

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