On my head (del più e del meno)

James Bond invita la SPECTRE

Tra le notizie di cronaca digitale di ieri, ha attirato la mia attenzione quella relativa all’accusa mossa da Sean Parker, co-fondatore di Facebook, nei confronti dei prodotti smart home Alexa di Amazon, i quali metterebbero a rischio la privacy degli utenti poiché tali dispositivi, dotati di microfoni per poter interagire con la persona, rimarrebbero sempre in ascolto, inviando alla casa produttrice i dati raccolti.

Più della notizia, mi ha incuriosito leggere i commenti alla stessa: principalmente schieramenti contrapposti. Da una parte gli utenti a difesa dei dispositivi di Amazon, dall’altra quelli che, invece, sottolineavano le molteplici violazioni della privacy compiute da Facebook. La maggioranza, in ogni caso, concordava incontrovertibilmente e cinicamente su un concetto, dato per assodato: ormai la privacy non esiste più. Tutti noi, infatti, al fine di essere più connessi, abbiamo abdicato alla nostra sfera di intimità.

La cosa mi ha fatto molto riflettere. L’affermazione ha sicuramente una base di verità, ma qualcosa non mi torna, mi lascia dentro un senso di disagio indefinito.

La questione della privacy e dei dispositivi smart home già me l’ero posta, anche a seguito di visione di documentari e serie TV che narrano vicende di futuri distopici. Spesso mi chiedo se, in fondo, non siano pensieri eccessivamente “complottisti”, anche perché vedo che la maggior parte delle persone che mi circonda e con cui entro in contatto, pare non avere dubbi o preoccupazioni, ovvero ritiene in ogni caso il fatto come una scelta e direzione obbligata.

Ma ragioniamo un attimo: la questione non è relativa solo ai sistemi smart home recenti, quali Echo/Alexa di Amazon o Google Home Assistant. E’ molto più ampia e subdola, a mio modo di vedere. Ormai nelle nostre case abbiamo un numero di microfoni (microspie per i complottisti) elevatissimo e, spesso, in posti di cui non ci rendiamo neanche conto.

Avete acquistato di recente una smart TV? bene. Vi siete accorti che, per usare l’opzione dei comandi vocali, è stato necessario il vostro consenso? bene. Avete letto che, tra l’altro, quel che viene registrato può essere trasmesso per i famosi “fini di miglioramento del servizio”? Io sì, ed è questo il motivo per cui ho negato il consenso. Vorrà dire che per cambiare canale sarò obbligato al gesto arcaico della pressione di un pulsante sul telecomando. Amen.

Oltre alla TV, ormai ci sono i sistemi di videosorveglianza, le sveglie smart, le luci smart, i smartwatch, e tutti gli altri smartgingilli a cui, la generalità delle persone dà, senza nemmeno accorgersene, senza nemmeno preoccuparsi, un consenso pressoché incondizionato e illimitato.

Mi è venuta in mente una delle molte scene che si vedono nei film di James Bond: la prima cosa che l’agente segreto fa quando entra in una camera di albergo è andare alla ricerca di eventuali (e certe) microspie, per toglierle e neutralizzarle.

Altri tempi. Oggi è James Bond che se le porta in casa. Di più: PAGA per portarseli in casa!

Io non so se sia da complottisti, ma ritengo che questo cedere miliardi di dati a queste mega società, di cui in concreto non conosciamo niente, sia perlomeno preoccupante. Non tanto per la vita delle singole persone in sé, principalmente i dati sono aggregati, ma per la collettività globale. Ad esempio? In uno dei documentari che ho visto, si sosteneva che per lo sviluppo di un’intelligenza artificiale degna di questo nome, sarebbe necessario raccogliere un numero spropositato di dati, affinché il cervello digitale possa imparare e incominciare a pensare da umano. La cosa è impossibile se fatta da una sola società o gruppo di lavoro, ma se ci fosse un sistema per raccogliere i dati aggregati di molte persone…

Nessuno sa cosa potrà succedere nel momento in cui si arriverà alla vera intelligenza artificiale, ad un sistema elettronico veramente senziente (a parte gli scenari prospettati in Terminator). Di certo, per conto mio, sono convinto di una cosa: spero di non essere più da queste parti quando ciò succederà.

In ogni caso, trovo allarmante proprio la leggerezza con cui si cedono informazioni importanti. Leggerezza che, ancor peggio, grazie alla promessa di dispositivi capaci di servizi strabilianti, si trasforma in desiderio e passione per il possesso degli stessi e per la cessione dei dati.

E’ necessario tutto ciò? non credo, non sempre perlomeno. Per utilizzare il comando vocale della TV non è necessario mandare i dati ai fini del miglioramento del servizio e lo stesso vale per qualsiasi altro dispositivo. Ma, ciononostante, si fa. Ed il motivo è semplice: le big companies lo chiedono (anzi, lo pretendono) perché le opposizioni a questa domanda sono praticamente inesistenti.

Sarebbe bello un confronto sull’argomento perché, soprattutto dopo aver scritto questo post, mi rendo conto che è vastissimo e richiede ragionamenti che non si possono esaurire in poche righe.

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