On my head (del più e del meno)

La maleducazione sta uccidendo il Cinema

Amo il cinema. Da prima che sapessi di amarlo. Il cinema vero, quello che si proietta nelle sale cinematografiche: avvolto dall’oscurità, uno schermo di luce forma immagini che si tramutano in emozioni e sentimenti dentro di noi.

Tuttavia, non frequento più le sale cinematografiche ormai da diversi anni. Ogni tanto, però, mi capita di tornarci, a volte per stare con un amico, altre per sentimentalismo. E puntualmente me ne pento. Non solo: mi innervosisco, mi arrabbio, spesso mi rovino la giornata. Il motivo, andando al cuore della questione, è che le persone hanno massacrato il cinema come esperienza, togliendomi uno dei piaceri della vita.

Chiaro che parlando delle “persone” sto generalizzando ma, purtroppo, almeno per la mia esperienza diretta, ogni volta mi trovo di fronte alla stessa situazione, che sia sala di provincia o di grande città, multisala o cinema c.d. d’essai.

Forse, più che persone, potrei meglio specificare con “la gente maleducata”.

Sedendosi in sala, non si può far a meno del sottofondo di chi commenta il film scena per scena, per tutta la sua durata. Di chi sgranocchia rumorosamente junk food odoroso. Chi passa il tempo messaggiando col cellulare, illuminando come luci di natale la sala, rompendo le sue tenebre. E ancora, dopo il pasto si passa alla digestione: al puzzo delle cibarie si sostituisce l’olezzo dei succhi gastrici liberati con fierezza nell’aere.

Ma chi rema contro il film in sala si trova, purtroppo, anche dall’altro lato, da quello che dovrebbe essere di chi ama e difende il cinema: i gestori delle sale. E’, infatti, comune trovare poltrone ornate da sporcizia di decine (a volte centinaia) di visioni (popcorn, capelli, gomme da masticare, carte e plastiche varie, pavimenti resi appiccicosi da succhi zuccherati e chissà che altro, ecc.). I prezzi dei biglietti vengono fissati a livelli stratosferici. A tutto questo si aggiungono le pratiche commerciali che, più che scorrette, chiamerei da presa per i fondelli: viene fissato un orario di proiezione anticipato, se va bene, di 30 minuti rispetto allo spettacolo, durante i quali ci fanno vedere per 25 minuti pubblicità (dopo i soldi sonanti pagati per il biglietto!) e solo 5 minuti di anteprime. E vogliamo parlare dei servizi collegati? il bar, ad esempio, dove a prezzi usurari si può gustare il peggio che la finta ristorazione possa concedere (volete un caffè? 1.50€, freddo, da cialda, in bicchierino di plastica. Ovviamente dall’aroma e gusto pessimi).

E magari i gestori sono proprio quelli che per primi si lamentano e si indignano del calo di presenze, dando la colpa a questo e a quello. Non si rendono purtroppo conto (o, perlomeno, fingono di non rendersi conto) che ormai la battaglia è bella che persa.

Tempo fa ho acquistato un bel televisore di taglio grande e un mini impianto audio, una soundbar. Oggetti che ormai ci si può permettere a prezzi veramente concorrenziali. Con queste due cose ed una connessione ADSL (anche questa, ormai flat in quasi ogni casa), collegata a uno dei tanti servizi streaming quali Netflix, Amazon Prime o Chili, ci si può permettere, al costo di un biglietto e mezzo di cinema, uno sproposito di serie tv, film, documentari e chi più ne ha più ne metta. Soprattutto, oggi, molti contenuti originali e di gran qualità sono disponibili in esclusiva su queste piattaforme (ricordate la polemica dei film prodotti da Netflix e proiettati al festival di Cannes, ma non nelle sale cinematografiche?).

Se devo muovermi da casa ove, senza essere disturbato, con una qualità audio e video spesso superiore a quella della sala (considerati anche i disturbi di cui sopra), in tutta comodità e pace, con una compagnia sicuramente migliore di quella che troverei fuori (anche se si trattasse solo di me stesso) posso vedere, anzi, immergermi come fossi al cinema, quello vero, un film o altro contenuto, l’incentivo deve essere perlomeno dello stesso livello. Ormai, l’unica arma delle sale sono i contenuti: i film escono ancora (per il momento…) prima lì. Ma attenzione: il periodo di tempo prima che gli stessi siano disponibili per lo streaming o per il noleggio digitale è ormai brevissimo. Con la quantità di film da visionare, una persona può tranquillamente permettersi il lusso di aspettare, consumando quelli in coda.

La mia triste previsione è che presto le poche sale di proiezione che rimarranno aperte saranno quelle ultra specializzate per differenziazione di servizio (film d’essai, film in lingua originale, film particolari, ecc.) o quelle presenti in zone di aggregazione popolare di massa (quali centri commerciali, grandi magazzini) che attireranno audience poco avvezza alla tecnologia e insensibile ai fastidi sopra descritti, soprattutto perché principali creatori di questi ultimi.

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