On my head (del più e del meno)

La normalità è un lusso

Non stiamo qui a puntualizzare sulla parola “normalità”: si sa che è un concetto fumoso, non granitico. Perlopiù è questione di consensi.

Oggi voglio solo ragionare su alcune situazioni differenti in cui mi sono trovato, ma che possono essere tutte unite da un concetto comune: quello della normalità come lusso.

Mi spiego.

Sono stato spesso a cena fuori negli ultimi giorni, un po’ per diletto un po’ per necessità di lavoro. Dalla pizzeria, alla trattoria allo stellato. Ho notato che la grande differenza tra questi (oltre, chiaramente, alla qualità della materia prima, della preparazione, della locaSCIOn, ecc.) era l’approccio con il cliente. Anche il semplice modo di atteggiarsi. Non sto parlando dei piccoli dettagli del servizio, che naturalmente fanno la differenza tra ristorante di livello o meno, ma al rapporto umano che sta alla base.

Molto spesso ricolleghiamo all’idea di trattoria qualcosa di genuino, famigliare, simpatico e caldo. Mentre allo stellato qualcosa di freddo, impostato ed impersonale. Dalla mia esperienza, invece, ho riscontrato qualcosa di diverso: è più probabile avere un’esperienza umanamente “normale” e piacevole in un locale di livello che in un ristorante/pizzeria standard. In realtà, anche di locali medio alti.

In pizzeria ci si aspetterebbe di avere la pizza che si ha ordinato, calda e non bruciata. Cosa difficilissima da ottenere: spesso arriva in ritardo, sfasata da quella degli altri commensali, con ingredienti sbagliati, a volte bruciacchiata, ecc. Ed il servizio? si passa dal cameriere – spesso ragazzotti o non giovani recuperati qua e là senza un minimo di infarinatura o preparazione (che ristoratori, spesso improvvisati, non fanno o non sanno fare) – che vi serve distrattamente, magari parlando con altri colleghi e guardando altrove o, peggio, invasivo e intrusivo, che disturba il pasto in continuazione con battute di spirito, atteggiamenti fastidiosi, commenti e richieste inopportune e indiscrete. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi: necessità di continue richieste per mancanze del servizio (potrebbe portarmi le posate per mangiare? potrebbe portare il condimento per le verdure da condire? potrei sapere il prezzo dei piatti scritti sul menu/lavagnetta/elencati a voce? ecc.), vere e proprie maleducazioni, discussioni più varie.

Tutto questo tende (quasi) a regolarizzarsi nei locali “di lusso” (quasi, perché anche questo settore non è perfetto, ma il difetto rientra nell’eccezionalità): dopo aver ricevuto un servizio da stellato, mi rendo conto che, in fin dei conti, hanno dato il servizio “standard” che ci si aspetterebbe in una situazione normale.

E la cosa peggiore, è che lo stesso discorso si può fare per tutti gli altri settori professionali o commerciali: “quando sono andato in visita dal dottore, dopo 3 ore di coda, mi ha visitato!”; “Ho portato la macchina dal meccanico: è riuscito a ripararla senza fare alcun danno!”; “Mi hanno montato il forno senza dover spaccare niente in cucina…ed il forno funziona!”; wow.

Insomma, per fare un ultimo esempio: l’altro giorno sono stato da un paio di meccanici per avere un preventivo per la riparazione di un danno alla carrozzeria della mia macchina. Ebbene, uno di questi, non è riuscito a parlarmi senza staccare lo sguardo dal cellulare. E, anche se indossava la tuta da lavoro, non era uno dei meccanici, ma il proprietario. Dico: letteralmente sguardo e mani impegnati sul cellulare. E non per questioni di lavoro, ma per diletto! Il menefreghismo suo era così genuino che ha fatto tranquillamente partire da Whatsapp, davanti a me, uno di quei video demenziali semi spam, con audio e tutto…e se l’è pure guardato con serenità.

Ma dico io, cosa è successo? è possibile che per ottenere il servizio standard sia necessario dover ricorrere a professionisti che solo pochi si possono permettere visti i loro costi esorbitanti?

E’ sempre stato così e non me ne sono mai accorto, o siamo stati tutti presi da un torpore decadenzial-nichilista?

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