On my head (del più e del meno)

Non chiamatele mezze stagioni (ovvero, l’arte di assaporare la malinconia)

Foglie cadute gialle autunno natura morta

Amo l’autunno.

Dalle reazioni delle persone a cui confesso questa mia passione, capisco di essere in forte minoranza e, probabilmente, avere anche qualche rotella fuori sincrono.

Ma non so che farci: l’aria soffocante dell’estate che si trasforma e diventa respirabile, frizzante senza essere però malandrina o troppo fastidiosa. C’è da mettersi qualche golfino o un piumone leggero ma, cavolo, basta quello e subito si prova piacere per quel lieve tepore che ti permette di vivere la stagione senza sofferenze climatiche.

E poi la poesia delle nebbie, il profumo della terra arsa che si fa strada e di prepotenza va a coprire quello, comunque ottimo, dei fiori. I colori pastello del cielo al tramonto, le sfumature del giallo e del marrone che assumono le foglie di quasi tutte le piante, a volte screziate di porpora tenue. Le castagne che cadono sui viali, i banchetti dei caldarrostai ed i loro barili da cui spuntano braci e fiamme vive.

Foglie cadute gialle autunno natura morta

E vogliamo parlare di cibo? le prelibatezze che l’autunno riserva sono un vero scrigno di ricchezze. Oltre alle già citate castagne (declinate in frittelle, castagnaccio, ecc.), la zucca, i cachi, i funghi, i tartufi, le cipolle. Wow.

E non dimentichiamoci del novello, vino semplice, pronto da bere, simpatico e leggero con quel suo esplodere di profumi di frutta rossa. Perfetto compagno per le caldarroste ed i fuochi delle braci: loro scaldano il corpo, lui scalda il cuore.

Come si può non amare?
Certo, c’è quella lieve controindicazione della tristezza che porta dietro. Ho detto che lo amo, ma rimango consapevole del fatto che sia una stagione che porta di per sè uno strascico di tristezza: il declino della natura dopo il periodo fiorente dell’estate, il freddo che si insinua lentamente ma inesorabilmente, la luce del sole che si fa via via più rada e meno forte.

A questo, aggiungo la personale malinconia che mi lega alla stagione: non so perché accada solo con l’autunno, ma i profumi che percepisco (che siano della terra, delle molecole dell’aria durante la pioggia, della pietra e delle strade che vengono da questa bagnate), le sensazioni che provo, e tutto ciò che vedo, mi riporta alla mia infanzia. E’ una sensazione potentissima che, se non gestita e maneggiata con cura, potrebbe portare a forti stati depressionali accompagnati da crisi acute.

Ecco, la maggior parte delle volte riesco a gestirla bene, e mi cullo nei viaggi del tempo che la mia mente mi porta a fare.
Altre volte la malinconia ha il sopravvento, e ammetto che le cose si fanno più complicate. Soprattutto se ci si rende conto che nonostante tutti gli amici, conoscenti e parenti che ci circondano, non si riesce a trovare una persona con la quale condividere veramente questi pensieri, queste emozioni.

Ma in fondo non ci posso fare niente: è il piccolo prezzo da pagare per la mia passione.

Per amare l’autunno, forse, bisogna averne respirato un po’, e conservato una parte di esso che non se ne è voluta andare via. Un luccichio che rimane dentro e che rende, chi lo ha, pervaso da una matta simpatia.

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